|
Globalizzazione e criminalità organizzata
di Luca Pirillo
Perugia -
Le mafie globalizzate, il cronista d'inchiesta e il lavoro del magistrato Si è svolto ieri a Perugia
presso la Sala dei Notari l'incontro “Globalizzazione e criminalià
organizzata” nell'ambito del Festival Internazionale del
Giornalismo che ha visto come ospiti e relatori Paolo Butturini,
segretario Associazione Stampa Romana; Pietro Grasso, procuratore
Nazionale Antimafia; Francesco La Licata, giornalista de La Stampa;
Petra Reski, giornalista tedesca de Die Zeit; Vittorio Di Trapani,
segretario Associazione Giornalisti Scuola di Perugia.
Durante l'incontro è emerso
quanto le mafie siano diventate una realtà sempre più
globalizzata uscendo dai confini nazionali e imponendosi come punti
di riferimento nel mondo della criminalità organizzata
internazionale.
Il procuratore Grasso, nel ricordare tutti i
giornalisti uccisi dalle mafie, ha posto l'accento sull'importanza
della figura del cronista nel denunciare “non tanto la potenza
militare della criminalità organizzata, quanto i rapporti e
gli intrecci tra mafia, politica e imprenditoria”, sottolineando
inoltre come “l'inchiesta portata avanti dal cronista sui rapporti
tra mafia e politica crei le condizioni che portano la criminalità
organizzata ad eliminare fisicamente il giornalista stesso,
considerato scomodo”.
Petra Reski, autrice del
libro “Mafia”, ha ricordato quanto il fenomeno mafioso in
Germania abbia assunto caratteri folkloristici, relegandolo a
fenomeno esclusivamente italiano. La giornalista ha posto l'accento
anche sulle difficoltà che il cronista tedesco incontra nel
fare indagini e inchieste vista la scarsa se non inesistente
collaborazione con la magistratura tedesca.
Il suo libro, censurato in
Germania, denuncia il clan calabrese mafioso di San Luca e ha
incontrato non poche difficoltà di pubblicazione.
Francesco La Licata,
giornalista de La Stampa, incalzato dalle domande di Di Trapani
sull'importanza del lavoro del cronista, ha ricordato che “il
giornalista d'inchiesta deve ritornare ad assumere i connotati del
cane da guardia, di colui che denuncia e indaga senza paura e senza
piegarsi al potere sia politico che mafioso”. Durante il dibattito
in sala, sia il procuratore Grasso che il giornalista La Licata,
hanno sottolineato l'importanza dello strumento delle
intercettazioni, ricordando quanto sia dannoso privare la
magistratura inquirente di questo strumento utile a portare avanti le
indagini e sottolineando quanto il lavoro svolto dalle forze di
polizia, dall'autorità giudiziaria e dai giornalisti debba
essere sempre più coordinato per assestare un duro e
definitivo colpo alle organizzazioni criminali.
L'incontro si è concluso ricordando i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino,
figure importanti nella lotta alla mafia, barbaramente uccisi nelle
stragi degli anni 90. “Il loro lavoro-ha ricordato Grasso-è
stato di vitale importanza nella lotta dello Stato contro ogni forma
di criminalità organizzata”.
|