Roberto Chinzari
Fare il giornalista. Un altro modo è possibile
di Beatrice De Pretis
- Volendo, si potrebbero trovare diversi modi per correggere, o quanto meno puntualizzare, il titolo di questa conferenza. Prima di tutto verrebbe in mente di sostituire quel troppo riduttivo “un altro modo” con un molto più amplio “tanti altri modi sono possibili”. La conferma arriva in un attimo da Roberto Chinzari, giornalista del Tg2, seduto fra Daniela Berretta e Gabriele Immirzi alla sua destra e Tommaso Tessarolo e Stefano Valentino a sinistra. Ed è curioso notare che questa conferma arrivi proprio da lui, moderatore del convegno, che in fondo, fra i cinque nomi citati, è quello più ligio alle norme del giornalismo tradizionale. Gli altri quattro, infatti, hanno ormai sorpassato le forme convenzionali dell’informazione. Ma andiamo con ordine e partiamo da Stefano Valentino: interessato alle tematiche internazionali, si presenta come un freelance a tutti gli effetti. Oltre che freelance, però, da qualche tempo è anche imprenditore: con il suo freereporter.info è riuscito infatti a mettere su una vera e propria piattaforma multilingue, che funge un po’ da data-base per i giornalisti freelance, che possono godere di questo più che efficiente intermediario per vendere ai media di tutto il mondo. Ancora più popolare, ma nel senso letterale del termine, è “CurrentTv”: più popolare perché riesce a conciliare l’infinità delle risorse del web con la inevitabile maggiore fruibilità della televisione, più accessibile da quasi tutte le persone. “Current tv” è un social news network globale, attualmente visibile negli USA,UK, Irlanda ed in Italia (grazie al lavoro,tra gli altri, di Tommaso Tessarolo) dove l’informazione arriva, almeno in parte, dal basso. Sono infatti prodotti dal pubblico il 30% dei servizi che vanno in onda, completati da un restante 70% che provengono invece dal diretto lavoro d’inchiesta dei giornalisti di “Current”. Inchieste a volte scomode e quindi, precisa Tommaso Tessarolo, soggette a censura. D’altronde si tratta, sì, di una forma di giornalismo “altra”, ma alcuni meccanismi sono duri a sradicare. Si tratta di quei meccanismi per cui, ad esempio, fu vietata, qualche tempo fa, la pubblicizzazione sui mezzi pubblici della capitale di un’inchiesta dal titolo “Cosa succede quando la camorra entra in chiesa?”, che trattava la storia di un prete ucciso dalla camorra. Passiamo la parola quindi a Gabriele Immirzi di Wilder, società nata nel 2001 su iniziativa di un gruppo di autori, registi e giornalisti, ed acquisita a partire dal 2005 da Fox. L’esordio di G.Immirzi, probabilmente, non incoraggia i tanti giovani aspiranti giornalisti presenti in sala. E’ da lui, infatti, che giunge l’idea per la seconda possibile correzione al titolo della conferenza: “Fare il giornalista. Un altro modo è possibile. All’estero.” dice, e scoppiano gli applausi. Per ultima Daniela Berretta, perugina di origine ma anglosassone di acquisizione e cittadinanza. Cattura il pubblico, soprattutto quello femminile, perché racconta la sua storia: quella di una qualsiasi neolaureata in scienze politiche che viene assunta per uno stage alla CNN di Atlanta, che riesce a farsi notare stringendo i denti per sei mesi senza essere pagata ed ottiene un contratto che la porta alla redazione esteri di quella che è la più grande impresa d’informazione statunitense. Il lavoro d’ufficio le va un po’ stretto, quindi riprende in mano le proprie inclinazione e si tuffa nuovamente nel freelancing, professione che la porta spesso in Medio Oriente. Cattura il pubblico perché ribadisce più volte che freelance non vuol dire precariato. Ma soprattutto cattura il pubblico perché lo incoraggia, facendogli sperare che le parole conclusive di R.Chinzari(“Il mondo del giornalismo è come una giostra che gira sempre,impossibile salirci”) non siano, in fondo, parole troppo dogmatiche.
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