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Esteri

Aggiornamento: Giovedì, 09-02-2012

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Domenica, 05-04-2009. | Esteri

Guido Piccoli

Latinoamerica, democrazia e libertà di stampa

- L'altro continente e l'etnocentrismo culturale occidentale Il festival internazionale del giornalismo scopre il SudAmerica. Anzi, il LatinoAmerica, come è stato più propriamente chiamato dai conferenzieri. A raccontare all’attenta platea perugina questo continente – troppo spesso oggetto di malainformazione da parte dei media occidentali – sono importanti personaggi del giornalismo d’oltreoceano: Hollman Morris, coraggioso conduttore televisivo colombiano; il brasiliano Ricardo Pereira, di Rete Globo ed ex direttore del telegiornale della pioneristica Telemontecarlo; Cecilia Rinaldini, affascinante redattrice esteri di Rai Radio 3 e, infine, Guido Piccoli de Il Manifesto. A moderare gli interventi, Tennis Redmont, dalla Scuola di Giornalismo perugina. Assenti Stella Pende di Panorama e Maurizio Chierici de L’Unità. Ci si aspettava senz’altro la solita passerella di critiche e condanne etnocentriche all’America che cambia. Ci si aspettavano gli attacchi a Chavez, Morales e a tutti quei rappresentanti del "vento nuovo" latinoamericano. Con grande sorpresa di chi scrive – e grazie anche all’assenza di due personaggi in programma che avrebbero potuto assecondare le aspettative – tutto ciò non è avvenuto. Si è parlato, per una volta, delle violenze commesse da due governi criminali latinoamericani: Messico e Colombia. La Rinaldini ha evidenziato come il Messico sia il secondo Paese al mondo – dopo l’Irak bellico – in quanto a giornalisti morti ammazzati: 13 nel 2008. Il 98% dei crimini in Messico rimangono impuniti ed esistono stati di frontiera (come Ciudad Juarez, roccaforte del narcotraffico) dove ci sono più di cinquemila omicidi annuali, compiuti in complicità con paramilitarismo e polizia. Cecilia Rinaldini ha infine coraggiosamente denunciato come molte banche si siano salvate grazie ai soldi generati dal narcotraffico. I governi fanno la lotta al narcotraffico? In Colombia la situazione è, se possibile, ancor più complessa. Morris racconta la sua esperienza da giornalista censurato, Piccoli sottolinea l’etnocentrismo culturale occidentale, la logica dei "due pesi e due misure" dei media nostrani nell’enfatizzare il terrorismo colombiano e nello sminuire il terrorismo di stato latinoamericano. Pereira, con ironia, ricorda l’ignoranza dei nostri politici quando, apostrofando gli avversari politici e le decisioni antidemocratiche, parlano di “situazione sudamericana”. Felice per una finalmente diversa narrazione dei fatti del Latinoamerica, rimane l’amaro in bocca di fronte alla consapevolezza che le suddette visioni rappresentino una fazione minoritaria di fronte alla maggioranza dell’informazione – generatrice di egemonia culturale – dei media mainstream.

( Domenica, 05-04-2009. )



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