Guido Piccoli
Latinoamerica, democrazia e libertà di stampa
di Mattia Fonzi
- L'altro continente e l'etnocentrismo culturale occidentale Il festival internazionale del giornalismo
scopre il SudAmerica. Anzi, il LatinoAmerica, come è stato più
propriamente chiamato dai conferenzieri. A raccontare all’attenta
platea perugina questo continente – troppo spesso oggetto di
malainformazione da parte dei media occidentali – sono importanti
personaggi del giornalismo d’oltreoceano: Hollman Morris, coraggioso
conduttore televisivo colombiano; il brasiliano Ricardo Pereira, di
Rete Globo ed ex direttore del telegiornale della pioneristica
Telemontecarlo; Cecilia Rinaldini, affascinante redattrice esteri di
Rai Radio 3 e, infine, Guido Piccoli de Il Manifesto. A moderare gli
interventi, Tennis Redmont, dalla Scuola di Giornalismo perugina.
Assenti Stella Pende di Panorama e Maurizio Chierici de L’Unità.
Ci si aspettava senz’altro la solita passerella di critiche e condanne
etnocentriche all’America che cambia. Ci si aspettavano gli attacchi a
Chavez, Morales e a tutti quei rappresentanti del "vento nuovo"
latinoamericano. Con grande sorpresa di chi scrive – e grazie anche
all’assenza di due personaggi in programma che avrebbero potuto
assecondare le aspettative – tutto ciò non è avvenuto. Si è parlato,
per una volta, delle violenze commesse da due governi criminali
latinoamericani: Messico e Colombia.
La Rinaldini ha evidenziato come il Messico sia il secondo Paese al
mondo – dopo l’Irak bellico – in quanto a giornalisti morti ammazzati:
13 nel 2008. Il 98% dei crimini in Messico rimangono impuniti ed
esistono stati di frontiera (come Ciudad Juarez, roccaforte del
narcotraffico) dove ci sono più di cinquemila omicidi annuali, compiuti
in complicità con paramilitarismo e polizia. Cecilia Rinaldini ha
infine coraggiosamente denunciato come molte banche si siano salvate
grazie ai soldi generati dal narcotraffico. I governi fanno la lotta al
narcotraffico?
In Colombia la situazione è, se possibile, ancor più complessa. Morris
racconta la sua esperienza da giornalista censurato, Piccoli sottolinea
l’etnocentrismo culturale occidentale, la logica dei "due pesi e due
misure" dei media nostrani nell’enfatizzare il terrorismo colombiano e
nello sminuire il terrorismo di stato latinoamericano. Pereira, con
ironia, ricorda l’ignoranza dei nostri politici quando, apostrofando
gli avversari politici e le decisioni antidemocratiche, parlano di
“situazione sudamericana”.
Felice per una finalmente diversa narrazione dei fatti del
Latinoamerica, rimane l’amaro in bocca di fronte alla consapevolezza
che le suddette visioni rappresentino una fazione minoritaria di fronte
alla maggioranza dell’informazione – generatrice di egemonia culturale
– dei media mainstream.
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