Benjamin Reece
Post giornalismo e nuovi linguaggi
di Riccardo Cristilli
Il giornalismo tra vecchi e nuovi media - Internet e le nuove forme di comunicazione stanno soppiantando il ruolo dei media tradizionali e il lavoro dei giornalisti? È questa la domanda intorno alla quale è ruotato l'incontro di venerdì mattina presso una sala dei notari stranamente gremita nonostante non fossero presenti nomi di richiamo. Angelo Mellone, giornalista de Il Messaggero, è stato chiamato a moderare il dibattito che ha visto protagonisti Maria Luisa Agnese del Corriere della Sera, Cristina Tagliabuoi di Nova24 (piattaforma blog del sole 24ore), Giuliano Da Empoli editorialista de Il Riformista e studioso dei nuovi media e Benjamin Reece, videomaker proveniente dagli USA. Se il tema poteva essere interessante, purtroppo anche a causa delle sollecitazioni banali e poco approfondite del moderatore, la superficialità ha regnato sovrana. Tra una spaesata Agnese e una Tagliabuoi che ha passato il tempo del suo intervento a sottolineare la propria esperienza e a definirsi “fornitrice di contenuti”, oltre che, in maniera ironica, spingerci sul suo blog (visto che viene pagata in base alle visite). Mellone ha introdotto l'argomento precisando come molto spesso si usa il termine “post” per indicare qualcosa che non si riesce ad etichettare, mentre Da Empoli ha spostato l'attenzione sulla differenza tra old e new media, non riferendosi con questi ultimi solo a internet ma anche a programmi televisivi satirici, citando ad esempio il caso di John Stewart negli USA. Gli unici spunti interessanti e che meritavano discussioni e approfondimenti sono arrivati dal giovane videomaker Reece, che sembrava fuori luogo rispetto alla compostezza degli ospiti italiani, ma che è stato l'unico a porre al centro dell'attenzione temi utili. In primo luogo a parlato della potenzialità democratica, in senso classico, della rete, in particolare riferendosi al fatto che attraverso internet non solo tutti possono trovare informazioni, ma anche possono inserirle e diventare anche loro “giornalisti”. Il suo intervento è poi proseguito sottolineando come i vecchi media stiano lentamente bruciando e scomparendo, ma ha anche messo in guardia dai rischi della rete. “You tube è una merda” ha proseguito Reece, l'assenza di filtri, di una qualche forma di guida, porta infatti in evidenza i video più stupidi ed inutili, dai bulli alla Britney Spears utili solo per aumentare l'indifferenza delle persone. Proprio questi due aspetti avrebbero meritato il centro del dibattito. A parere di chi scrive, la pretesa democraticità di internet è smentita non solo dal tuttora attuale digital divide, ma anche dal fatto che l'uso di internet è una scelta, una possibilità a cui spesso si arriva per moda, soprattutto tra i giovani e non per interesse per le reali potenzialità che la rete può avere ed inoltre è un mezzo che implica un costo che non tutti possono o vogliono mantenere. Probabilmente internet non soppianterà i media tradizionali, almeno finchè l'accesso alla rete non sia possibile in maniera gratuita a tutti, e finchè non si inizierà a riflettere approfonditamente, anche in occasioni di confronto come questa sui limiti, sui rischi che risiedono nella rete ma anche sulle reali potenzialità della rete, piuttosto che descrivere lo status quo, talvolta senza nemmeno capirlo.
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