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Aggiornamento: Venerdì, 30-07-2010

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Domenica, 05-04-2009. | News

Globalizzazione e criminalità organizzata

Le mafie globalizzate, il cronista d'inchiesta e il lavoro del magistrato

Perugia - Si è svolto ieri a Perugia presso la Sala dei Notari l'incontro “Globalizzazione e criminalià organizzata” nell'ambito del Festival Internazionale del Giornalismo che ha visto come ospiti e relatori Paolo Butturini, segretario Associazione Stampa Romana; Pietro Grasso, procuratore Nazionale Antimafia; Francesco La Licata, giornalista de La Stampa; Petra Reski, giornalista tedesca de Die Zeit; Vittorio Di Trapani, segretario Associazione Giornalisti Scuola di Perugia. Durante l'incontro è emerso quanto le mafie siano diventate una realtà sempre più globalizzata uscendo dai confini nazionali e imponendosi come punti di riferimento nel mondo della criminalità organizzata internazionale.   Il procuratore Grasso, nel ricordare tutti i giornalisti uccisi dalle mafie, ha posto l'accento sull'importanza della figura del cronista nel denunciare “non tanto la potenza militare della criminalità organizzata, quanto i rapporti e gli intrecci tra mafia, politica e imprenditoria”, sottolineando inoltre come “l'inchiesta portata avanti dal cronista sui rapporti tra mafia e politica crei le condizioni che portano la criminalità organizzata ad eliminare fisicamente il giornalista stesso, considerato scomodo”. Petra Reski, autrice del libro “Mafia”, ha ricordato quanto il fenomeno mafioso in Germania abbia assunto caratteri folkloristici, relegandolo a fenomeno esclusivamente italiano. La giornalista ha posto l'accento anche sulle difficoltà che il cronista tedesco incontra nel fare indagini e inchieste vista la scarsa se non inesistente collaborazione con la magistratura tedesca. Il suo libro, censurato in Germania, denuncia il clan calabrese mafioso di San Luca e ha incontrato non poche difficoltà di pubblicazione. Francesco La Licata, giornalista de La Stampa, incalzato dalle domande di Di Trapani sull'importanza del lavoro del cronista, ha ricordato che “il giornalista d'inchiesta deve ritornare ad assumere i connotati del cane da guardia, di colui che denuncia e indaga senza paura e senza piegarsi al potere sia politico che mafioso”. Durante il dibattito in sala, sia il procuratore Grasso che il giornalista La Licata, hanno sottolineato l'importanza dello strumento delle intercettazioni, ricordando quanto sia dannoso privare la magistratura inquirente di questo strumento utile a portare avanti le indagini e sottolineando quanto il lavoro svolto dalle forze di polizia, dall'autorità giudiziaria e dai giornalisti debba essere sempre più coordinato per assestare un duro e definitivo colpo alle organizzazioni criminali. L'incontro si è concluso ricordando i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, figure importanti nella lotta alla mafia, barbaramente uccisi nelle stragi degli anni 90. “Il loro lavoro-ha ricordato Grasso-è stato di vitale importanza nella lotta dello Stato contro ogni forma di criminalità organizzata”.

( Domenica, 05-04-2009. )



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