- Il
14 febbraio 2009 è uscito un album strano, perfettamente lontano da ciò
che caratterizza il giorno di San Valentino, almeno nel nome. "L'amore
non è bello", terzo album di Dente, poco conosciuto come Giuseppe
Peveri ma, come cita la nota nel suo disco, "per brevità, chiamato
Dente", chiaro riferimento al "per brevità, chiamato artista" di
Francesco de Gregori. Per chi fosse ancora convinto che parliamo di un
canino qualsiasi, Dente è un cantautore quasi trentatreenne di Parma,
cresciuto a Fidenza e naturalizzato a Milano, molto apprezzato dai
confini poco definiti del mondo indie. Dopo anni di gavetta come
chitarrista nel gruppo La Spina (due album con un pubblico piuttosto
locale), la sua carriera solista ha visto la realizzazione di due album
con Jestrai, "Anice in Bocca" (2006) e "Non c'è due senza te" e l'ep
"Le cose che contano". Molte major si son dimostrate interessate al
cantautorato di Dente, ma l'ultimo e terzo suo album esce ancora con un
timbro indie, stavolta della Ghost. Il tono lieve e tranquillo dei
precedenti lavori caratterizza ormai la sua musica in ogni brano, ma
"L'amore non è bello" è un disco più arrangiato, nitido e rifinito. E'
considerato l'album di esordio, probabilmente nato da aspettative
discografiche più alte e da una leggera pressione per un risultato
qualitativamente più raffinato. E Dente si è dimostrato proprio così.
Preciso e avvolto da un'aura misteriosa ma mai distaccata dalla
semplicità dei temi affrontati. I testi son sicuramente la parte più
attenta e curata dei tredici brani, massima attenzione ai termini
utilizzati, ai giochi di parole. Il titolo "L'amore non è bello",
apparentemente banale, racchiude un riferimento ad un comune proverbio
ma interrotto sul più bello: Chi di voi leggendo questo titolo non ha
continuato la frase con "se non è litigarello"? Dite la verità! Dente
no. Dente ha spezzato un luogo comune in modo brusco e forse un po'
azzardato, ma sicuramente dimostrando la sua abilità nei giochi di
parole, tra cinismo e realtà. Chitarra e pianoforte accompagnano questi
giochi sensibili in una vita di coppia narrata in "Vieni a vivere",
apparentemente in modo malinconico e triste ma con goccioline di gioia
ed essenzialità, incorniciate da voci di bambini, già presenti nei
precedenti dischi. "A me piace lei" ci racconta tutto ciò che piace a
Dente, dalle ragazze con le doppie punte alle macchine senza multe, dai
lavori in cui si suda tanto alla pausa pranzo, ma in particolare Lei su
tutto e su tutti, in una dichiarazione romantica che ogni ragazza
vorrebbe ricevere. Questi brani hanno la capacità diretta di arrivare
ad esperienze intime non scontate nè troppo elaborate, narrandole con
una decisa aderenza alla quotidianità.Lucio
Battisti, Giorgio Gaber e Francesco de Gregori, ma anche Donovan e
Belle & Sebastien, tante le influenze di Dente e gli immancabili e
scontati paragoni da parte della critica, quasi a dimostrare che gli
attuali cantautori non hanno più originalità. E forse per alcuni
aspetti o temi affrontati è anche così. Ma Dente dimostra con la sua
voce sottile che il panorama musicale italiano dei cantautori non è
definitivamente in mano ai soliti Ferro o Ramazzotti, ma deve
necessariamente comprendere ancora i giovani musicisti, chitarra in
mano e arrangiamenti strumentali ricercati. Come dichiarato a Federico
Guglielmi in un'intervista del "Mucchio" di febbraio, Dente non
s'impone con la pretesa di un disco rivoluzionario o un'artista
sconvolgente ma semplicemente.. non s'impone. Entra leggero con una
musica che forse per essere realmente apprezzata ha bisogno di
spontaneità, serenità e (azzardo) purezza d'intenti. Nessuna crudezza e
provocazione come ha rischiato l'amico Vasco Brondi de "Le luci della
centrale elettrica", molto diverso dal cantautore emiliano, ma insieme
in un duetto un po' insolito della cover "Siamo solo noi", a
testimonianza che l'indie o il non-indie (a voi la scelta) italiano è
vivo, si muove, crea, nascosto dietro quelli che ci impediscono di
sapere che oltre a Sanremo.. c'è altro. |