vasco brondi e canali
Vasco, portami a bere dalle pozzanghere..
di Chiara Caporicci
- La
prima volta che ho sentito di sfuggita il nome de “Le Luci della
Centrale Elettrica” mi immaginavo la classica band demenziale stile
Skiantos trascinata da un Freak Antoni qualsiasi e piccoli animali da
palcoscenico saltellanti, menestrelli di vita operaia. Poi, l'apparente delusione: Uno solo??? Le luci della
centrale elettrica non è un gruppo, ma il progetto solista d i un
certo Vasco Brondi, ferrarese ventiquattrenne che in due anni ha
girato l'Italia con più di duecento concerti. Curiosando in un primo
demo rubacchiato, il primo impatto con “le luci” non è stato
semplice: stazioni con binari morti, spacciatori, i cani di p.zza
Verdi, letti matrimoniali in cui si dorme da soli, polsi ricuciti,
persone fatiscenti, poster crollati. Impatto duro, gelido, sintomo di
una generazione decadente.
 La nostra.Vasco Brondi esce nel 2008 con “Canzoni di Spiaggia
Deturpata”, edito dalla friulana Tempesta dischi, già nota dal
2000 al grande pubblico (o al piccolo pubblico?) per le avanguardie
rock dei Tre allegri ragazzi morti, Giorgio Canali (ex CCCP, che
tempi!), Teatro degli orrori e molti altri artisti con il minimo
comune denominatore della lingua italiana. I suoi brani sono scarni,
una prosa riempita da una chitarra rumorosa, asciutta e arrabbiata.
La sua chitarra acustica diventa così strumento unico, con poco
spazio all'originalità e spesso in secondo piano. Ciò permette ai
testi di diventare lame, in netta evidenza sullo strumentale. Fino
all'arrivo di Giorgio Canali con la seconda chitarra, maestro della
musica italiana e che spesso si diletta con Vasco in brevi e accessi
assoli. Pochi, troppo pochi forse. Sicuramente una sostegno di
popolarità decisivo per incrementare i live in tutta la penisola. I suoi testi diventano la voce della generazione degli
anni '00, quella che ha sentito sulla pelle il crollo degli ideali
dei proprio padri e che vorrebbe cambiare la condanna alla solitudine
e al fallimento: “E cosa racconteremo ai figli che non avremo di
questi cazzo di anni zero?”. Chiunque ascolti Le Luci della
Centrale Elettrica ha due possibilità: spegnere istintivamente e
iniziare a criticare ogni sua descrizione con l'arma dell'ottimismo,
oppure riconoscersi nelle parole di Vasco Brondi e iniziare a
combattere l'acne insieme a lui perchè si sente parte del suo
“esercito del Sert”.Il progetto è ambizioso quanto inquietante, difficile
definirne le influenze musicali. “Canzoni da spiaggia deturpata”
è un album deciso dalla copertina fumosa e grigia di periferia,
criticato quanto acclamato dalla critica musicale, apprezzato e
odiato dai curiosi ascoltatori. Il merito principale che,
personalmente, credo di poter dare a Vasco è quello di aver preso
come unico e solitario tema dei suoi lavori il suburbanismo del nuovo
millennio, la provincia meccanica, l'amaro in bocca dei giovani
d'oggi, racchiudendo se stesso e la sua musica nella stessa gabbia
che descrive e di cui si rende, forse nemmeno troppo volontariamente,
il primo prigioniero. Una Luce cupa, affilata e nera.>Si consiglia un ascolto disinteressato tra cantieri e
ciminiere, preferibilmente in compagnia di amici netturbini e
sigarette spezzate a metà.
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