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Intervista a Francesco La Licata
di Luca Pirillo
- Ha cominciato a fare giornalismo nel 1970 nella redazione del quotidiano L'Ora, diretto da Vittorio Nisticò. Si è sempre occupato di mafia, giustizia e - più in generale - di tutta la problematica relativa alla realtà siciliana e meridionale. È stato testimone delle tragiche vicende palermitane che hanno segnato l'ultimo quarto di secolo: dall'assassinio del procuratore Pietro Scaglione (1971), alle stragi di Capaci e via D'Amelio (1992), fino agli attentati di Roma, Firenze e Milano, alla cattura di Totò Riina, Nitto Santapaola e agli ultimissimi sviluppi della storia di Cosa Nostra con l'arresto dei boss (Aglieri, Brusca etc.) e la corsa al pentitismo. Ha lavorato - dopo aver lasciato L'Ora nel 1976 - presso la redazione del Giornale di Sicilia allora diretta da Fausto De Luca, collaborando da Palermo con i settimanali L'Espresso ed Epoca. Dal 1986 scrive, prima da Palermo e successivamente (1989) come inviato, per il quotidiano La Stampa, chiamato dal direttore Gaetano Scardocchia. Per La Stampa ha raccontato l'evolversi della tragica catena di sangue voluta da Cosa Nostra ma anche altre storie significative come la piaga dei sequestri di persona in Calabria o la prima invasione albanese del 1991. Per la Tv ha realizzato numerose inchieste, storie di mafia ed interviste. Ha lavorato per Mixer. Ha scritto Rapporto sulla mafia degli Anni '80, editore Flaccovio, in occasione della storica svolta rappresentata dal primo maxiprocesso a Cosa Nostra. Dopo la strage di Capaci, ha scritto una Storia di Giovanni Falcone (Rizzoli), col contributo delle sorelle del giudice assassinato, con il quale il giornalista ha avuto un rapporto di amicizia che andava oltre la reciproca stima professionale. Il libro si è rivelato un successo editoriale del 1993. Nello stesso anno, l'editore Flaccovio ha pubblicato Falcone vive riproponendo una intervista al giudice realizzata da Francesco La Licata insieme coi colleghi L. Galluzzo e Saverio Lodato nel 1986.
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